Come scegliere il giusto social per il tuo business


Il frequente exploit di vari social network crea negli imprenditori e professionisti l’ansia di dover essere presenti ovunque, pur di tenere il passo.

In realtà, per evitare un arrivo “col fiatone” su ogni piattaforma, è opportuno chiedersi a priori quale sia il canale che vale davvero la pena utilizzare.

Ciò dipende dalle caratteristiche dell’attività in questione (focus, target di riferimento secondo area geografica, età, sesso e stile comunicativo) e dal fatto che le persone utilizzano i social principalmente per creare delle vere e proprie connessioni con altri interlocutori.

Come scegliere il giusto social: analisi di ogni piattaforma

Facebook

Inutile negarlo, Facebook è il Cristiano Ronaldo dei social media. Un miliardo di accessi quotidiani da parte degli utenti, rispetto agli altri canali può supportare le aziende a costruire una forte fedeltà nei propri confronti, consolidando la reputazione online e migliorando il rapporto con gli utenti.

Sul sito di Zuckerberg le imprese si possono posizionare come una realtà autorevole nella specifica nicchia di mercato, mediante contenuti interessanti e coinvolgenti.

Il primo passo per attirare persone in target? Fornire informazioni complete, inserendo mission, vision e valori insieme a tutti i dettagli di particolare interesse per il cliente-tipo.

Effettuata la presentazione iniziale, è il momento di passare all’azione: rispondendo alle domande dei fan, raccontando storie di successo e situazioni in cui siamo stati d’aiuto agli altri. Per ottenere vantaggi dalla presenza su Facebook è fondamentale dialogare in modo non troppo formale, stimolando la curiosità e l’interazione.

 

Twitter

Piattaforma di microblogging per eccellenza, in virtù del numero ridotto di caratteri a disposizione, è adatto per chi ama impegnarsi nel racconto in tempo reale. Indipendentemente dal contenuto da divulgare, Twitter ha un pubblico che fa al caso tuo.

Il punto di partenza è la condivisione di una storia, dando un’occhiata a ciò che distingue l’azienda dalle altre. Il coinvolgimento dei dipendenti rappresenta una modalità da sfruttare per ampliare il pubblico di riferimento, rendendo protagonista chi si adopera ogni giorno per la crescita del business.

Rispondere ai quesiti dei clienti in 140 caratteri può essere un modo nuovo ma altamente efficace per fornire assistenza e far percepire il proprio valore.

LinkedIn

Rispetto a molte piattaforme orientate al B2C, LinkedIn si concentra sulla creazione di relazioni B2B.

Se il tuo obiettivo è acquisire contatti, trovare collaboratori o fornitori, LinkedIn è il luogo in cui stare.

Lontanissimo parente del curriculum vitae, altamente statico, ti consente di creare un insieme di connessioni professionali, aumentare consapevolezza e visibilità di un business, condividere conoscenze e competenze.

Come utilizzarlo? Pubblica contenuti approfonditi mediante la funzione Pulse: anche se non hai l’esperienza del blogger, la piattaforma ti aiuta con uno strumento interessante e facile da usare. Ciò che pubblichi diventa parte integrante del tuo profilo, viene visualizzato nella sezione “Articoli e attività” ed è condiviso con collegamenti e seguaci.

I gruppi sono un’altra opportunità su cui far leva, in modo da acquisire credibilità, partecipare alle conversazioni e diventare parte di una community. Il collegamento con professionisti dalle competenze simili aiuta ad accrescere la tua sfera d’influenza.

 

Pinterest

Vuoi entrare in collegamento col target attraverso il visual marketing? Pinterest è una delle risposte da vagliare: non contano età o settore, perché si tratta di un canale in cui ottenere ispirazione mediante prodotti e passioni raccontate con immagini affascinanti.

Per ottenere risultati ciò che conta è essere allineati con la parola chiave utilizzata in fase di ricerca dalle persone. Individua le stringhe e usale all’interno della descrizione del contenuto, fornendo dettagli appropriati senza incappare nello spam.

Crea o pubblica immagini che parlano la lingua del tuo pubblico, in modo da rendere ogni bacheca realmente interessante!

Instagram

La crescita esponenziale di Instagram è strettamente legata con la diffusione del visual marketing. Utenti e brand postano foto e video capaci d’ispirare e stimolare l’attenzione, stringendo un collegamento più personale rispetto a Pinterest.

Invece di parlare di marketing aziendale, condividi il lato umano del business e in breve tempo vedrai crescere il seguito. Dopo tutto, le persone hanno meno tempo e voglia di leggere lunghi testi. Ciò che fanno è dare un rapido sguardo a immagini attraenti, che stimolano la fantasia o l’immedesimazione.

 

Google+

Nato come l’anti-Facebook, fornisce comunque vantaggi interessanti a chi ha presenzia con costanza tale social.

Le imprese utilizzano Google+ in chiave di ottimizzazione, ma va considerato come una piattaforma dove coltivare rapporti. Posto fra i migliori in cui connettersi con utenti di tutto il mondo, indipendentemente dal settore, può aprire la porta a nuovi mercati.

Senza dimenticare le Community, che offrono la possibilità di dialogare con potenziali clienti e stringere rapporti insieme agli utenti che hanno mostrato interesse per ciò che condividi. Insomma, un luogo ideale in cui ottenere lead pre-qualificati.

YouTube

È l’anno dei video!

Fonte Taeda Communication : Web agency Verona

I costi di pubblicità 2018 possono ancora essere capitalizzati?. Come cambia la capitalizzazione dei costi di pubblicità :la rappresentazione in bilancio dopo le modifiche del D.Lgs 139/2015 e OIC 24

Il D.Lgs 139/2015 ha introdotto grandi novità relativamente alle immmobilizzazioni immateriali. In particolare dal 1° gennaio 2016 non è più possibile capitalizzare i costi di pubblicità e, dato l’effetto retroattivo della norma, cambia anche la rappresentazione in bilancio delle spese sostenute in anni precedenti e capitalizzate.

I costi di pubblicità fino al 31/12/2015

Fino al 31/12/2015 i costi di pubblicità potevano essere capitalizzati nello Stato Patrimoniale in presenza di determinate condizioni, altrimenti andavano imputati interamente a Conto Economico come costi di esercizio. Prima di decidere la loro corretta imputazione era necessario valutare attentamente la loro natura, al fine di evitare di incorrere in una rappresentazione non corretta e non veritiera del bilancio.

I costi di pubblicità potevano essere capitalizzati ed iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale in presenza delle seguenti caratteristiche:

  • essere oneri sostenuti in correlazione agli altri oneri pluriennali propriamente detti (costi di impianto e di ampliamento);
  • avere la caratteristica della eccezionalità;
  • essere collegati alla necessaria fase commerciale di lancio di un nuovo prodotto e non essere semplici costi di sostegno alla commercializzazione di prodotti già esistenti;
  • essere relativi ad azioni dalle quali l’imprenditore ha la ragionevole aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici.

I costi di pubblicità da 01/01/2016

Con l’entrata in vigore del D.lgs 139/2015 è stata completamente modificata la disciplina dei costi di pubblicità per i bilanci relativi agli esercizi con inzio dal 01/01/2016. La novità consiste nell’eliminazione della possibilità di capitalizzare le spese sostenute per la ricerca e la pubblicità.

Il decreto ha soppresso dall’art. 2424, comma 1, lettera B.I. le parole “di ricerca e di pubblicità” cambiando così la composizione dell’attivo patrimoniale alla voce immobilizzazioni. Dal 1° gennaio 2016 le spese di pubblicità e sviluppo diventeranno unicamente costi di esercizio non capitalizzabili, da includere nel conto economico.

La nuova versione dell’OIC 24 versione dicembre 2016 recepisce l’introduzione delle novità legislative connesse all’eliminazione, dalla voce dello stato patrimoniale BI2, dei riferimenti ai costi di ricerca e pubblicità, e delle modifiche alla norma relativa alla determinazione della vita utile dell’avviamento e dei costi di sviluppo.

Il principio ricorda che l’OIC 24 rivisto nel 2014 prevedeva la possibilità di capitalizzare i costi di pubblicità, se relativi ad “operazioni non ricorrenti (ad esempio il lancio di una nuova attività produttiva, l’avvio di un nuovo processo produttivo diverso da quelli avviati nell’attuale core business) che sono relative ad azioni dalle quali la società ha la ragionevole aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici risultanti da piani di vendita approvati formalmente dalle competenti funzioni aziendali”.

La modifica legislativa alla voce BI2 esclude la possibilità di una generica capitalizzazione dei costi di pubblicità, ma consente quella relativa ai costi di impianto e ampliamento. Pertanto, i costi di pubblicità precedentemente capitalizzati ai sensi dell’OIC 24 aggiornato nel 2014, se soddisfano i requisiti ora stabiliti per la capitalizzazione dei costi di impianto e ampliamento, possono essere riclassificati, in sede di prima applicazione della nuova versione dell’OIC 24, dalla voca BI2 alla voca BI1 Costi di impianto e di ampliamento.

I costi di pubblicità, che non soddisfano i requisiti per la capitalizzazione tra i costi di impianto e di ampliamento, in sede di prima applicazione della nuova versione dell’OIC 24, sono eliminati dalla voce BI2 dell’attivo dello stato patrimoniale e sono trattati secondo le disposizioni di prima applicazione stabilite nella nuova versione dell’OIC 24 (cfr. par. 100).
Le disposizioni di prima applicazione al par. 100 del Principio Contabile 24 aggiornato recitano:

100. I costi di pubblicità precedentemente capitalizzati ai sensi dell’OIC 24 aggiornato nel 2015, se soddisfano i requisiti stabiliti per la capitalizzazione dei costi di impianto e ampliamento previsti ai paragrafi 41-43, possono essere riclassificati, in sede di prima applicazione della nuova disciplina, dalla voce BI2 alla voce BI1 Costi di impianto e di ampliamento. Gli effetti sono rilevati in bilancio retroattivamente ai sensi dell’OIC 29 ai soli fini riclassificatori.
I costi di pubblicità, che non soddisfano i requisiti per la capitalizzazione tra i costi di impianto e di ampliamento, in sede di prima applicazione della nuova disciplina, sono eliminati dalla voce BI2 dell’attivo dello stato patrimoniale. Gli effetti sono rilevati in bilancio retroattivamente ai sensi dell’OIC 29.

 

Fonte fiscoetasse.com

Come farsi trovare sul web se hai un’attività locale: Google e Facebook

Hai un’attività locale, hai realizzato il logo, la brochure, il biglietto da visita e tutta l’immagine aziendale coordinata. Hai realizzato anche un bel sito, con una grafica accattivante e tutte le informazioni utili sulla tua attività (giorni e orari di apertura, sede, etc.).

Bene, ma tutto ciò non basta per farsi trovare sul web. Perché le persone possano trovarti su internet, per sapere quando il tuo negozio è aperto e come raggiungerlo, è necessario fare qualcosa in più.

Fare qualcosa in più significa utilizzare My Business di Google e le pagine dedicate alle attività locali di Facebook.

Google My Business

Farsi trovare su Google è la prima regola. Permettere alle persone di trovare un indirizzo o un numero di telefono sul web è molto vantaggioso alle attività locali. Soprattutto se quelle persone non sono a casa davanti a un pc, ma per strada con il loro smartphone, magari nei pressi del tuo negozio, e hanno deciso in quel momento di recarsi da te per chiederti informazioni, o meglio, acquistare. Ad esempio, se il tuo ristorante è presente su My Business, potresti acquisire nuovi clienti che, trovandosi nei dintorni, hanno deciso di cenare insieme ed, effettuando una ricerca su Google, hanno scoperto che il tuo ristorante è dietro l’angolo.

Google My Business mette in contatto i clienti con i negozianti fornendo il numero di telefono, l’indirizzo e altre informazioni come le recensioni lasciate dai clienti e i giorni e gli orari di apertura. Questi strumenti messi a disposizione da Google sono gratuiti, ma richiedono tempo da dedicarci.

Il profilo My Business appare nei risultati delle ricerche di Google e di Google Maps:

farsi trovare sul web my business
farsi trovare sul web my business

Ecco che tutte le informazioni appena elencate risultano disponibili ai clienti. Inoltre, le planimetrie di Google Maps permettono di mostrare l’interno di un edificio pubblico.

Altra soluzione interessante, ma non gratuita, è Business View che permette di mostrare su Google anche gli interni dei propri locali in un vero “tour virtuale”. Le fotografie vengono scattate da professionisti opportunamente formati e certificati da Google.

Pagina Facebook per l’attività locale

Con Facebook puoi creare una pagine per diverse categorie di prodotti e servizi ed anche per le attività che hanno una posizione fisica (ristoranti, bar, negozi di abbigliamento, etc.). Quando si crea una nuova pagina, Facebook ci propone diverse opzioni; tuttavia è possibile cambiare la tipologia anche in corso d’opera, ma, nel caso di attività locali, bisogna scegliere azienda e organizzazione o imprese locali.

Queste tipologie di pagine permettono di aggiungere la posizione del negozio e di mostrare una cartina. Anche Facebook permette alle persone di poter lasciare una valutazione espressa in stelle (fino a cinque) e di scrivere una recensione.

Ecco come vengono visualizzate le informazioni dell’attività sulla pagina Facebook:

farsi trovare sul web facebook

Un’attività locale che vuole farsi trovare sul web ha bisogno di utilizzare gli strumenti gratuiti offerti da Google e Facebook. Per ottenere maggiori risultati in termini di visibilità, esistono altri strumenti a pagamento molto efficaci: Google AdWords e Facebook Ads.

Fonte goodware.it

Autore Angelo De China

 

Pubblicità e internet media, è una questione di qualità I media online potranno sopravvivere e prosperare solo se la pubblicità inizierà a premiare i contenuti migliori.

Internet costituisce un’opportunità economica gigantesca – e fin qui ci siamo tutti. Guardate le trimestrali di Apple e di Google e il concetto risulta banale. Ma nonostante le trimestrali miliardarie, nonostante gli introiti che si decuplicano di anno in anno, internet costituisce ancora un insieme di potenzialità economiche inespresse – specie nel settore internet media e specie in Italia. È quello che emerge – tra le righe – dagli ultimi dati presentati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano nell’ambito di un convegno tenutosi oggi nella sede storica del Politecnico.

Iniziamo dai numeri. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio, il mercato italiano dei media (digitali e tradizionali, a pagamento e basati sugli introiti pubblicitari) ha ricominciato a crescere per la prima volta nel 2016 dopo tre anni di calo e stallo. Cresce la TV tradizionale (8 per cento), ma crescono soprattutto i media online (11 per cento). Crollano gli introiti della stampa, e questa non è una novità.
Il problema è che se si va a vedere come è suddiviso questo mercato da 15,8 miliardi di euro, la vecchia TV rimane la forza di gran lunga predominante. Il mezzo televisivo vale il 50 per cento del mercato totale, internet il 30 per cento, la stampa il 15 per cento e la radio il 5. Quando si parla del tempo dedicato a ciascun utente ai vari servizi, internet rivaleggia con la TV, ma ricava poco più della metà degli introiti.

Nonostante la crescita, nonostante le quote di mercato rosicchiate di anno in anno, gli internet media sono dei performer ancora deludenti: ottengono meno pubblicità di quanto dovrebbero e potrebbero.

Si guardi la situazione delle media company (cioè le aziende giornalistiche, televisive, cartacee o digitali). Il valore del mercato delle media company su internet è aumentato del 40 per cento in un anno. L’aumento dal 2012 al 2016 è di 100 milioni di euro. Notevole, peccato che nel frattempo gli introiti della media company nel campo non online (vendite di giornali e così via) siano crollati nello stesso periodo di 600 milioni. È una storia che conosciamo: il digitale non riesce ancora a rimpiazzare le perdite pubblicitarie dei media tradizionali.

E dunque qual è la soluzione? Ci sono diverse ipotesi è una sola certezza: tutto inizia dalla misurazione. Il convegno dell’Osservatorio del Politecnico parte esattamente da qui. “E’ ora di misurarsi” era il titolo dell’evento che ha riunito esperti di marketing e accademici legati al mondo del business, delle startup e ovviamente dei media. Le opportunità e i problemi del mercato della pubblicità online nascono tutti da qui, dal fatto che sul digitale esiste ancora una molteplicità di modi di capire se una pubblicità funziona – di misurarla, appunto -, e non tutti funzionano allo stesso modo né funzionano bene.

Non è una questione di lana caprina da esperti di marketing che usano troppi inglesismi. I giornali come quello che state leggendo si basano sulla pubblicità. E mentre il mercato si sposta sempre più sull’online, tutti i giornali del mondo si chiedono a continuare ad attrarre la stessa pubblicità anche se la torta è diventata sempre più piccola. Questo influenza direttamente la qualità delle testate e delle singole notizie. I fenomeni del click baiting, le gallery di tette e gattini, i video stupidi che riempiono internet nascono tutti dalle difficoltà di misurare l’efficacia della pubblicità online.

Gli esperti e gli accademici del Politecnico hanno presentato centinaia di dati è dimostrato decine di tecniche, ma uno degli elementi più interessanti emersi dal convegno è l’insufficienza di fondo delle tecniche di misurazione numeriche. Si può personalizzare e “targetizzare” fino alla punta dei capelli, ma la sfida è inserire degli elementi di qualità e delle dinamiche di senso nel modo in cui la pubblicità è misurata.

Alla fine, dunque, il ragionamento altamente tecnico si semplifica: c’è un’esigenza, pubblica e di mercato, di contenuti di qualità. Per rendere questi contenuti sostenibili, è necessario che la pubblicità impari a misurare la qualità. Solo così si può creare un circolo virtuoso.

Fonte ilfoglio.it

Autore Eugenio Cau

I 6 ingredienti principali per creare un post di successo

Se hai aperto un blog aziendale, vuoi avere un pubblico di lettori. Perché, come puoi benissimo immaginare, quei lettori sono i tuoi potenziali clienti. O magari sono già clienti, che ti seguono online nel blog e nei canali sociali.

Ecco quindi per te alcuni consigli su come creare un articolo per il tuo blog, un articolo che abbia buone probabilità di successo.

1) Idee chiare e rispetto del piano editoriale

Prima di scrivere un articolo per il blog, devi sapere esattamente di cosa parlare. Per un blog aziendale questo è ancor più importante che per un blog personale. Devi conoscere l’argomento, devi saperlo esporre ai tuoi lettori.

Che cosa significa “rispetto del piano editoriale”? Un piano editoriale è il progetto del tuo blog, quindi è un documento in cui ha definito tutti gli argomenti da trattare, il linguaggio da usare, la politica aziendale sull’approvazione e la moderazione dei commenti, ecc.

Post che non c’entrano assolutamente nulla con il tuo blog non vanno pubblicati.

Prendiamo come esempio le recenti elezioni americane. Hai un blog sulla tua attività alberghiera: è normale pubblicare un post sulla tua opinione riguardo al nuovo presidente USA?

No, non solo non è normale, ma è anche controproducente, come lo sono tutti gli articoli di natura politica, specialmente se pubblicati nei blog aziendali o di liberi professionisti.

2) Titolo accattivante e contestuale al tema del post

La funzione del titolo dell’articolo – come di ogni altra pagina web – è spesso ancora sottovalutata, eppure il titolo rappresenta ancora – e sarà sempre così – uno degli elementi fondamentali per raggiungere buone posizioni nei risultati delle ricerche su Google.

Contano anche altri elementi, ovvio, come la presenza sui social media, il testo, i link interni ed esterni, ecc. Ma il titolo è ciò che suggerisce al lettore e al motore di ricerca l’argomento della pagina.

E il titolo dev’essere contestuale al tema dell’articolo: quindi saranno banditi titoli poetici, evocativi, filosofici e pieni di informazioni del tutto inutili sia all’argomento del post che stanno introducendo sia al lettore.

Ecco il concetto che devi tenere a mente quando crei un titolo per il tuo post: quel titolo deve introdurre l’argomento di cui parlerai. Non deve fare altro.

3) Approfondimento dell’argomento

Un articolo deve soddisfare il lettore. Soddisfare la sua fame di informazioni. Un lettore cerca notizie e informazioni online e quando approda nel tuo articolo, vuole uscirne “sazio”.

Faccio alcuni esempi.

Hotel in montagna: scrivi un articolo che spieghi dettagliatamente i migliori sentieri montani per principianti, oppure quali piste da sci sono ideali per sciatori esperti, o ancora i più pittoreschi paesi montani della tua zona. In tutti e 3 i casi i tuoi lettori devono trovare notizie precise e approfondite.
Ristorante: tratta con cura una ricetta tipica della tua regione, parlando della sua storia, degli ingredienti e delle loro dosi, spiegandone la preparazione e corredandola di foto e anche video.
Negozio di prodotti alimentari: parla di idee regalo originali per Natale, oppure pubblica una serie di post dedicati ognuno a un prodotto tipico della tua regione, esaltandone le qualità, accennando alla sua storia, alla sua preparazione, alle tradizioni legate a quel cibo.
Le idee sono tante, ma vanno sviluppate per offrire al lettore un’esperienza di lettura da ricordare.

4) Lunghezza appropriata

100 parole per un post possono bastare? Sì e no è la risposta giusta.

Se devi annunciare nel tuo blog la chiusura estiva della tua attività, allora 100 parole bastano e avanzano. Se devi invece parlare di uno degli argomenti che abbiamo visto più sopra (ricette, sentieri montani, prodotti tipici), allora non ne bastano neanche 400.

Un post deve quindi avere una lunghezza appropriata all’argomento che tratta.

5) Rispetto della grammatica e delle regole del web

Purtroppo capita ancora di approdare in un sito aziendale pieno di strafalcioni grammaticali: apostrofi mancanti, virgole sparse a caso, mucchi di punti esclamativi, refusi, ecc.

La grammatica è uno dei punti di forza di un articolo, ma è anche un insieme di regole da seguire, se vogliamo essere capiti e fare anche bella figura online. Se hai dubbi, allora devi ingaggiare un blogger professionista che curi i tuoi testi.

E le regole del web quali sono? Sono le regole della scrittura per il web, perché online si legge in modo differente che sulla carta stampata, dunque si deve anche scrivere in modo differente. Una regola è quella del titolo, ma ne esistono anche altre:

paragrafi e frasi brevi
sottotitoli per dividere i temi del post
link interni
elenchi puntati quando occorrono
uso di grassetti per parole e concetti importanti
Il tutto si semplifica in un’unica parola: leggibilità. Il tuo post deve essere facilmente leggibile e comprensibile online.

6) Coinvolgimento del lettore

Un post ha davvero successo quando riesce a coinvolgere i lettori, quando i lettori sono spinti a commentarlo e a condividerlo nei propri profili social.

Come si coinvolge il lettore? Innanzitutto seguendo i consigli appena letti, ma soprattutto usando un linguaggio semplice, conversazionale, diretto. E rispondendo ai commenti ricevuti: solo in questo modo si potrà creare un dialogo fra azienda e potenziale cliente.

Fonte ueppy.com

Autore Daniele Imperi

Piattaforme di email marketing quale scegliere?

Scegliere il giusto software email marketing determinerà il raggiungimento o meno dei tuoi obiettivi e potrà incidere in modo differente sul budget che hai destinato alle tue attività di promozione digitale.

Tuttavia, la scelta potrebbe essere ardua se non sai esattamente di cosa hai bisogno e quali sono le diverse caratteristiche delle piattaforme di email marketing e/o di marketing automation, che ti consentiranno di personalizzare la tua comunicazione.

Per questo motivo, ho deciso di ampliare le schede già abbastanza dettagliate dei servizi di email marketing nazionali e internazionali, che puoi trovare nell’ebook e guida gratuita Scopri l’Email Marketing Efficace!.

Perché scegliere una piattaforma di email marketing per inviare newsletter

Faccio un passo indietro e parto dalle basi: se stai cercando di promuoverti online, avrai già valutato l’eventualità di collezionare contatti email a cui inviare la tua newsletter. Ma anche se la tua attività è già collaudata, potresti essere interessato a conoscere le principali piattaforme che offrono servizi di email marketing per compiere quello scatto in più che renderà l’email un canale professionale per la tua comunicazione.

Invece, se ancora non hai considerato l’eventualità di inviare i tuoi messaggi tramite una piattaforma accreditata, ti invito a farlo, dando un’occhiata a questo video che spiega l’importanza di utilizzare un ESP – Email Service Provider, al posto di un comune programma di posta.
In parole povere, non avrai problemi di spam e i tuoi invii saranno supportati da template responsivi e da statistiche puntuali.

Perché è importante scegliere una piattaforma di email marketing adeguata?

Premesso che non puoi utilizzare il tuo programma di posta per inviare newsletter, forse avrai pensato all’ipotesi di installare un plugin per gestire le newsletter internamente. A meno che tu non abbia un team di programmatori e delle risorse economiche da investire, la gestione delle infrastrutture è più onerosa. Più complessi sono anche i controlli a livello di “Inbox”, come la verifica sulla consegna (deliverability) e sulla corretta visualizzazione del layout. Per più motivi, tra un plugin e una piattaforma email ti consiglio quest’ultima scelta.

I software di email marketing sono piuttosto immediati. Ad esempio, può bastarti un collegamento a internet e un account su MailChimp, gratuito fino a 2.000 contatti e 12.000 invii al mese, per inviare una newsletter o una DEM “verificata”.
Semmai, la complessità dell’email marketing sta nel costruire una lista di contatti, nell’ideare messaggi che le persone vogliono leggere e nell’indurle a compiere un’azione sul tuo sito o blog.

Potrai ottenere questi passaggi attraverso (ma non solo):

un modulo o più moduli di registrazione,
uno o più layout per la tua newsletter,
test che supportino le tue scelte,
messaggi transazionali e campagne di “nutrimento” che informino ed istruiscano i tuoi iscritti,
segmentazioni su caratteristiche specifiche degli iscritti,
automazioni di messaggi che si attivino al verificarsi di determinati eventi.
Quando sceglierai la tua piattaforma di email marketing, che tipicamente si tratta di un servizio online, dovrai considerare questi aspetti, oltre all’ampiezza del tuo database che farà oscillare il prezzo del tuo abbonamento al servizio, e le tue esigenze specifiche di business come potrebbero esserlo avere una landing page o i webinar, solo per fare un esempio.

La difficoltà della scelta è dovuta alle tante offerte che spesso non è possibile mettere a confronto. Di seguito ti fornirò una descrizione delle principali piattaforme di email marketing in modo che tu possa farti un’idea di quella che più di altre fa al caso tuo.

Attenzione: non sei sicuro della scelta da compiere? Compila il questionario ed entro un paio di giorni valuterò la tua situazione e ti invierò il mio suggerimento.

Differenza tra email marketing e email marketing automation

L’email è un elemento comune in differenti strategie del marketing digitale, per questo motivo spesso si tende a confondere o a sovrapporre piattaforme di email marketing con quelle di marketing automation.
Questo errore potrebbe indurti a scegliere un fornitore inadatto alle tue esigenze!

I fornitori di servizi email (ESP) sono specializzati in comunicazione, forniscono servizi “chiavi in mano”, e normalmente si occupano di tracciare le interazioni tra gli iscritti e le singole campagne inviate.
Le piattaforme di email marketing automation sono più sofisticate perché hanno l’abilità di monitorare tutti i passaggi di una comunicazione in base a specifici eventi chiamati trigger. Questi software registrano tutte le attività di un intero flusso di messaggi, acquisendo informazioni sul comportamento del singolo in modo da fornirgli un percorso dedicato. Per questa ragione richiedono una fase di pre-programmazione.
Inoltre, potrebbero presentare opzioni relative alla newsletter di base, come ad esempio template piuttosto scarni.

In genere, la prima esperienza di marketing con l’email avviene attraverso software di email marketing e solo dopo aver acquisito una certa dimestichezza con lo strumento si può passare a uno che fornisce degli autorisponditori (autoresponder) di automation.

Requisiti minimi e consigliati

Che si tratti di una piattaforma di email marketing o di marketing automation, prima di sottoscrivere un abbonamento e per non ricevere brutte sorprese, verifica che siano presenti almeno le opzioni di base, considerando che potresti aver bisogno anche di quelle avanzate.

Requisiti minimi

gestione di liste in gruppi e sessioni;
statistiche generali e dettagliate sui singoli invii;
attivazione di A/B test;
layout responsive;
integrazione con altri software.
Requisiti consigliati

automazioni (impostazione di messaggi automatici concatenati);
landing page;
dominio personalizzato.
Principali piattaforme di email marketing

Ora che hai visto quali sono le caratteristiche generiche dei servizi, finalmente arriviamo al dettaglio di quali piattaforme di email marketing scegliere. La premessa è che ce ne sono moltissime, inoltre, data la diversità delle offerte sarebbe impossibile confrontarle direttamente e censirle tutte. Ho quindi scelto quelle che rappresentano, per me, una rosa eterogenea di possibilità su cui potrebbe ricadere la tua scelta.

Ti ricordo che se non sei sicuro della decisione da prendere, puoi compilare il questionario e ricevere gratis entro un paio di giorni il mio suggerimento.

MailChimp, l’ho citata poco più sopra in quanto è il software e applicazione per spedire newsletter più popolare e usata al mondo. Nasce come una piattaforma di email marketing, una delle prime, a cui è stata estesa la parte di automation e a presentare un’interfaccia semplice e intuitiva. Aggiungo che anche economicamente è conveniente visto che è gratuita fino alla prima soglia di 2.000 iscritti e che la versione a pagamento (basic) è veramente accessibile.
Anche nella versione free consente di inviare campagne HTML, campagne A/B test e RSS. Più recente è la versione “Automation”, prevista anche per gli account free e l’integrazione con Facebook, Instagram e Google AdWords. Era comunque già possibile fare fan acquisition con MailChimp attraverso l’integrazione con il social network.

GetResponse è un’altra piattaforma nata per i servizi di email marketing che presto ha aggiunto anche la sezione di autoresponder. Rispetto a MailChimp è leggermente più cara, ma la gestione dei flussi di automazioni è più articolata e consente di separare i percorsi e gestire in modo più efficace la comunicazione.
Oltre a ciò, GetResponse permette di utilizzare una o più landing page e uno o più webinar, in base al piano selezionato.
Anche questa piattaforma si integra con Facebook ed è possibile inserire il pixel di monitoraggio sulla landing per verificare in modo puntuale le conversioni dei lead tramite la campagna pubblicitaria. A differenza di MailChimp, non è possibile usare gratuitamente GetResponse, ma la versione di prova di 30 giorni.

MagNews è la piattaforma italiana di email marketing di proprietà della società Diennea. Anche questo servizio offre una demo gratuita di alcuni giorni, ma non esiste la versione gratuita. Anzi, ti anticipo che MagNews è pensata per aziende strutturate e per web agency che gestiscono più clienti e dunque necessitano di un’interfaccia più articolata. Se ti orienterai su questa scelta, verrai contattato da un commerciale che elaborerà un preventivo su misura per te.
La piattaforma è stata sviluppata su esigenze di multiutente e multipiattaforma anche per l’invio di sms e fax.
Il suo punto di forza è senz’altro la flessibilità della gestione del database e l’assistenza, in italiano, praticamente in tempo reale.

Anche MailUp è una piattaforma di email marketing totalmente italiana e molto apprezzata. Proprio come MagNews, consente di inviare sms e fax e di consentire l’accesso a più utenti di uno stesso team con livelli di gestione diversi. I pacchetti offerti da MailUp sono adatti sia a piccole imprese sia ad aziende più strutturate e sono configurati in base all’ampiezza di banda. Per cui, più messaggi hai necessità di inviare e maggiore sarà il costo del noleggio, a meno che tu non decida di diminuire la velocità di consegna.
In questo video di presentazione al tutorial, ti spiego quali sono le opportunità offerte dal servizio.

Drip è una piattaforma di marketing automation, una startup acquistata da LeadPages, azienda leader nello sviluppo di software di fan acquisition. Come MailChimp, consente l’uso gratuito fino a un massimo di 100 iscritti di quasi tutte le opzioni. La sua interfaccia è meno intuitiva delle altre, ma se vuoi provare a impostare le tue prime automazioni è quella che ti consiglio.

Puoi creare un numero infinito di form di iscrizione da inserire sul tuo sito o landing page a cui agganciare i tuoi flussi.
Il team di Drip è molto attivo nel fornire supporto con materiali e webinar gratuiti, inoltre, anche per chi usa il software nella versione gratuita è prevista l’assistenza.

Tutti i software di cui ti ho parlato possono essere integrati con Zapier per il marketing automation, in modo da copiare, spostare e/o cancellare i dati acquisiti da ogni iscritto su altre piattaforme o su fogli di lavoro, come ad esempio quelli di Drive.

Fonte Maura Cannaviello (maura.it)

La sfida dei moderni marketers: ottenere il successo con il marketing innovativo.

Oggi per i brand è sempre più difficile far notare il proprio messaggio pubblicitario: i consumatori sono talmente bombardati da messaggi promozionali, che ormai non prestano più attenzione alla pubblicità, sotto qualunque formato venga loro proposta.Ai professionisti del marketing piacerebbe poter entrare nella mente dei clienti per assicurarsi vendite, crescita del brand awareness e dare il via al processo di passa-parola.

Per cercare di far diventare realtà questo sogno i brand sono alla costante ricerca di qualcosa di nuovo, di proposte di marketing innovativo capaci di scatenare effetti virali.

La sfida è inventarsi l’elemento sorpresa che, facendo leva sulle emozioni dei consumers, faccia loro vivere un’esperienza di brand engagement talmente memorabile da desiderare di condividerla con gli altri dando così l’avvio all’effetto virale.

Vendere on Line. Quello che serve sapere

4F6EDADF-1AEB-460D-88F6-CC941FF90BA3Cosa bisogna fare per aprire un e-commerce e iniziare a vendere online? E’ necessario avere una Partita IVA oppure è possibile farne a meno? Servono delle autorizzazioni specifiche? Ci sono obblighi particolari da assolvere? In questa lezione proveremo a rispondere a tutte queste domande cercando di fare chiarezza sugli aspetti preliminari al lancio di una nuova attività di vendita online.

Vendite occasionali fino ad un massimo di 5.000 euro l’anno

Prima di affrontare la nostra analisi sulle incombenze burocratiche da compiere per l’apertura di un negozio online vero e proprio, dobbiamo ricordare che la normativa italiana prevede sia possibile esercitare libera attività fino al tetto massimo di 5.000 euro l’anno di ricavi, mediante il rilascio di ricevute (soggette a ritenuta fiscale del 20%) con l’indicazione di prestazione occasionale ai sensi dell’articolo 67 lettera “i” del DPR 917 del 1986.

Tale norma, è bene chiarirlo, può essere applicabile a chi vende saltuariamente qualcosa su eBay o sfruttando qualche altro sito di annunci, ma difficilmente potrà applicarsi validamente a chi desidera aprire un e-commerce vero e proprio. In tal caso, quindi, a prescindere dal volume d’affari, sarà necessaria una partita IVA.

Cosa fare prima di poter iniziare a vendere on-line

Per prima cosa è bene chiarire che le incombenze che precedono l’avvio di un’attività di commercio elettronico, diversamente da quello che molti potrebbero pensare, non sono così diverse da quelle previste per l’apertura di un negozio fisico! è necessario, infatti, possedere una Partita IVA, essere iscritto al registro delle imprese, presentare al comune una denuncia di inizio attività e così via.

Ma andiamo con ordine e passiamo in rassegna, una ad una, le varie incombenze da adempiere se se desidera cimentarsi nella vendita online, distinguendo tra due ipotesi principali ovvero l’apertura di una nuova impresa piuttosto che l’utilizzo di un’impresa già esistente.

Creazione di una nuova impresa per la gestione di un e-commerce

Ovviamente si tratta dell’ipotesi più complessa in quando bisognerà far fronte a numerose incombenze di natura burocratica.

La prima scelta da compiere sarà relativa alla tipologia di impresa che si desidera costituire per la gestione del negozio online: impresa individuale oppure di tipo societario? Nel secondo caso, infatti, sarà necessario innanzitutto ricorrere all’assistenza di un notaio per la costituzione della società (di recente l’ordinamento italiano ha introdotto un nuovo tipo di società di capitali – SRLS – per la costituzione della quale il notaio non è indispensabile).

Una volta costituita la società gli adempimenti da compiere non saranno differenti da quelli previsti per un’impresa individuale e cioè:

•richiedere l’assegnazione della Partita IVA;

•(se volete effettuare operazioni con l’estero) richiedere l’iscrizione nella banca dati del VIES (VAT Information Exchange System);

•effettuare l’iscrizione al registro delle imprese della CCIAA e, contestualmente, ad altri enti come INPS e INAIL;

•presentare la SCIA presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività

E’ importante precisare che, per far fronte a tutti questi adempimenti, non devono più essere inviati moduli e documenti cartacei: dal 1 Aprile 2010 tutte le imprese, infatti, devono adottare la procedura di comunicazione unica “ComUnica” con la quale è possibile richiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese inviando contemporaneamente i dati necessari per Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL nonché al SUAP (attraverso la Camera di Commercio territorialmente competente).

Di seguito alcune precisazioni circa le operazioni poco sopra elencate.

Richiesta di attribuzione Partita IVA

All’atto della richiesta della Partita IVA è necessaqrio indicare il codice attività 47.91.10 relativo al “commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet”.

Per il commercio elettronico è necessario utilizzare, in sede di attribuzione della Partita IVA, i moduli AA7 (per le società) o AA9 (per le ditte individuali), dove dovranno essere specificati tutti i dati relativi al sito Web, tra cui indirizzo del sito, dati identificativi dell’Internet Service Provider, indirizzo di posta elettronica, recapito telefonico e numero di fax del gestore.

Iscrizione al VIES

E’ necessario compilare, in sede di dichiarazione di inizio attività, il campo “Operazioni Intracomunitarie” del quadro I dei modelli AA7 o AA9.

La SCIA (MOD. COM. 6 Bis)

All’interno del modulo dovranno essere inserite alcune informazioni anagrafiche oltre all’indicazione del tipo di attività, l’ubicazione del deposito merci e la URL del sito web.

Oltre a queste “informazioni” è necessario dichiarare la sussistenza dei requisiti (requisiti di onorabilità) di cui all’art. 5 del D. Lgs. 114/98, ossia di non essere fallito (o, se tale, di essere stato riabilitato) e di non aver subito alcuna delle condanne o delle misure di prevenzione indicate nella norma. Se l’e-commerce riguarda la vendita di prodotti alimentari, inoltre, è necessario che il richiedente dichiari di soddisfare alcuni requisti specifici (requisiti professionali):

•avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione o dalle province autonome di Trento e di Bolzano;

•avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari; o avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l’attività nel settore alimentare, in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge o parente o affine, entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’INPS;

•essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio di cui alla legge 11 giugno 1971 n. 426, per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’articolo 12, comma 2, del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375.

In caso di problemi con la modulistica presentata, il Comune ha tempo 30 giorni per contattarvi, in mancanza vige la regola del silenzio assenso.

Trascorsi i 30 giorni, senza che sia pervenuta una comunicazione contraria da parte del Comune, sarà necessario inoltrare copia del modulo COM. 6 Bis al Registro delle Imprese della CCIAA competente per la provincia; ad oggi non è possibile consegnare “a mano” copia del modello ma è necessario adempiere a tale obbligo in via telematica (normalmente questo aspetto è curato dal commercialista ma può anche essere fatto in prima persone qualora si disponga dell’abilitazione al servizio e di una firma digitale).

Categorie dispensate dalla presentazione della comunicazione di inizio attività

Non tutte le attività di commercio elettronico sono sottoposte all’obbligo di presentare la comunicazione di inizio attività al Comune: in particolare sono esentati da questo obbligo coloro i quali intendono creare un attività di commercio elettronico per la vendita delle proprie opere d’arte o di proprie opere dell’ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica o informativa.

Avvio di un e-commerce da parte di un’azienda esistente

In questo caso le incombenze sono di gran lunga minori. Non sarà necessario costituire la società ne richiedere partita IVA o iscrizioni a vari enti, in quanto tutte queste procedure sono già state fatte.Le uniche incombenze burocratiche preliminari al lancio di un negozio di commercio elettronico, quindi, saranno le seguenti:

•aggiungere, alla propria partita IVA come attività secondaria, il codice ATECO 47.91.10 (che, come abbiamo già visto, riguarda il “commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet”);

•comunicare i dati del sito web all’Agenzia delle Entrate;

•(se volete effettuare operazioni con l’estero) richiedere l’iscrizione nella banca dati del VIES (VAT Information Exchange System);

•comunicare alla CCIAA l’inizio della nuova attività di vendita;

•presentare la SCIA al SUAP del Comune nel quale si intende esercitare l’attività di vendita.

Massimiliano Bossi (Fonte webmaster.it)

Instagram Stories: la nuova frontiera del web marketing

Come ben sappiamo nell’universo di strategie di marketing 2.0 i social media hanno un ruolo fondamentale, il web oramai è un compagno essenziale delle nostre vite e le aziende devono necessariamente prenderne atto per poter migliorare le strategie di vendita ed essere competitive anche nel mercato del web. I social però sono dinamici, il web si evolve infatti continuamente e tenersi aggiornati è davvero un fatto fondamentale per riuscire a sfruttare al meglio le potenzialità di questo strumento.

Una funzionalità che sta prendendo sempre più piede nel mondo del web è stata lanciata da Instagram ed è nota come “Instagram stories“. Si tratta di veri e propri mini video della durata di pochi secondi che hanno la caratteristica di essere cancellati dopo 24H. Ma perché sono e/o stanno diventando così importanti? Perché offrono contenuti immediati all’utente. Questo comporta sicuramente un rapporto diretto tra utente e azienda in questione, il produttore tende la mano al compratore, si rende umano, si mostra nelle fasi più ardue del suo lavoro come quelle di produzione o di manutenzione e soprattutto si fa conoscere.

Perché però le “Instagram stories” stanno raccogliendo un numero sempre maggiore di utenze? In primo luogo perché l’utente è pigro e predilige contenuti facili e veloci. La maggior parte di noi “frequenta” i social per rilassarsi ed anche per evadere dal mondo reale e quindi è alla ricerca della semplicità ed è proprio quello che le stories di Instagram offrono. I contenuti sono veloci, sono facili da raggiungere e piacevoli da osservare (o almeno così dovrebbe essere).

Questo strumento facilita inoltre quello che viene chiamato Visual Storytelling, una nuova frontiera del marketing innovativo caratteristico proprio del mondo del web. Attraverso le immagini interattive o i mini video si stimola l’emozione del cliente, lo si rende partecipe alla vita aziendale ma soprattutto lo si aiuta a comprendere la filosofia del brand. Ricordiamoci sempre che l’utente è curioso e ci viene a sbirciare sui social proprio per soddisfare la sua curiosità. Sui social non è necessario vendere il prodotto ma semplicemente stuzzicare la curiosità del cliente, invogliarlo a venirci a trovare (sul nostro sito web o nei nostri negozi).

Altro aspetto da non sottovalutare, valido per il momento ma potrebbe cambiare in futuro, è il fatto che le “Instagram stories” non sono soggette all’impertinente algoritmo della News Feed. Sono visibili in maniera ordinata nella parte superiore della Home Page di Instagram e attirano immediatamente l’attenzione degli utenti. Un motivo in più per sfruttare immediatamente l’enorme visibilità che questo strumento ci permette di avere.

Instagram stories è l’ultima innovazione approdata nel mondo dei social media. Capire come come si usa e come sfruttarla al meglio è essenziale per sviluppare una strategia di web marketing efficace.

Carmelita Falcone (Fonte ultimavoce.it)

Come creare una campagna pubblicitaria di successo

Non sai quali canali utilizzare per sponsorizzare i tuoi prodotti o servizi? Vuoi conoscere tutti i segreti per creare campagne pubblicitarie efficaci?

In questo articolo scoprirai come progettare e pianificare le tue campagne pubblicitarie per massimizzare i profitti e raggiungere i tuoi obiettivi di marketing.

Come si crea una campagna pubblicitaria: tutto quello che devi sapere

Le campagne pubblicitarie (o advertising campaigns) sono l’insieme delle azioni pubblicitarie dirette ai consumatori e programmate secondo precisi piani di marketing.

Le campagne pubblicitarie possono essere pianificate per diversi scopi: sviluppare la brand awareness, rafforzare l’immagine di marca, incrementare le vendite di un prodotto, lanciare una nuova linea sul mercato, posizionare il proprio prodotto rispetto alla concorrenza.

A seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere e del tipo di messaggio veicolato, si parla di campagne pubblicitarie istituzionali, pilota/di lancio, di immagine o di posizionamento.

Le campagne pubblicitarie risultano più efficaci rispetto alla diffusione di singoli annunci perché i messaggi divulgati attraverso i diversi media puntano ad un unico obiettivo. A patto però che questi siano coerenti e coordinati.

Come si uniforma un messaggio? 

Esistono diverse strategie. Le più comuni sono sfruttare la presenza di un testimonial oppure ricorrere ad uno slogan, un jingle sonoro o uniformare lo stile dei messaggi da un punto di vista grafico e linguistico.

I consumatori hanno solitamente una soglia di attenzione bassa nei confronti dei messaggi pubblicitari, ma se questi sono ben confezionati e “colpiscono” il target-bersaglio nel momento opportuno, riescono comunque ad ottenere gli effetti desiderati.

La pubblicità come mezzo per informare, persuadere e sviluppare la brand identity

Talvolta le campagne pubblicitarie hanno l’obiettivo di informare il consumatore circa l’esistenza di un prodotto, altre volte si propongono di influenzare le preferenze dei consumatori, altre ancora di promuovere il mondo di valori che sta dietro al brand.

Dunque, i messaggi pubblicitari possono assolvere ad una o più delle seguenti funzioni:

  • Funzione informativa. Raramente il messaggio pubblicitario si presenta come pura e semplice informazione anche se in alcuni settori, come quello tecnologico, le caratteristiche di un prodotto possono essere discriminanti nella scelta finale. Ad ogni modo, è importante che vengano espresse in maniera chiara le potenzialità del prodotto e il bisogno che è in grado di soddisfare.
  • Funzione persuasiva. Si tratta indubbiamente della funzione più importante del linguaggio pubblicitario in quanto l’obiettivo ultimo di qualunque campagna è di indurre il consumatore a compiere un’azione. Ecco che spesso nelle pubblicità compare l’imperativo (es. “Passa a Vodafone”, “Bevi Coca-Cola”, ecc.). Il tono confidenziale serve a ridurre le distanze che separano brand e consumatore e conquistare la sua fiducia.
  • Funzione identitaria. Talvolta le aziende sfruttano il mezzo pubblicitario per costruirsi una brand identity solida e immediatamente riconoscibile. Si punta in questo caso a favorire il ricordo della comunicazione pubblicitaria e a consolidare la brand awareness. La funzione identitaria può essere più o meno evidente all’interno del messaggio pubblicitario, ma è sempre presente.

Un’azienda, infatti, dal momento in cui lancia una campagna pubblicitaria non può non influenzare la percezione del brand.

Perché abbiamo elencato queste funzioni? Perché avere ben chiaro quale tipo di messaggio si vuole divulgare e quale reazione si intende suscitare nel destinatario è importante per pianificare una strategia di successo che, come vedremo, sarà lo step successivo.

Come nasce e si crea una campagna pubblicitaria: 4 step

 

Per creare una campagna pubblicitaria di successo è indispensabile sviluppare un piano di marketing. La creatività fine a sé stessa non porta da nessuna parte se non è supportata da una valida strategia.

Come pianificare una campagna di advertising? Procediamo per step:

1. Analisi e definizione degli obiettivi

Per creare una campagna pubblicitaria occorre innanzitutto conoscere a fondo il prodotto, il target, il mercato, quali sono le proprie esigenze produttive e gli obiettivi commerciali.

Vuoi incrementare la brand awareness? Realizzare volumi di vendita immediati? Fidelizzare i tuoi clienti? Attrarne di nuovi?

2. Ideazione dei contenuti della campagna pubblicitaria

È la fase creativa, in cui si definiscono le argomentazioni pubblicitarie. Per essere efficace una campagna deve concentrarsi su un unico messaggio. Questo dovrà essere confezionato in maniera diversa per essere declinato nelle varie forme di comunicazione.

3. Scelta dei canali e delle modalità di divulgazione.

La fase successiva è la scelta dei canali da utilizzare per veicolare il messaggio pubblicitario. Per gestire le modalità con cui verrà diffuso il messaggio (media planning) occorre tenere conto degli obiettivi, del target e del budget che si ha a disposizione.

4. Monitoraggio dei risultati.

L’ultima fase è quella di raccolta dei dati per capire se la strategia adottata è risultata efficace oppure no. Si tratta di un passaggio importante anche per valutare le risorse spese e il rientro degli investimenti profusi nella campagna.

Come scegliere i canali di comunicazione giusti?

Un discorso che merita di essere approfondito è la scelta dei canali di comunicazione.

Meglio optare per i tradizionali canali offline o per quelli online? Oppure conviene integrare i due?

Sarebbe sbagliato generalizzare, ogni campagna è a sé. Un suggerimento sempre valido, però, è quello di riflettere su due elementi: il target e le caratteristiche di ciascun mezzo.

Dove si trova il tuo target? Quali sono le potenzialità e i limiti di ciascun canale? Scopriamoli insieme!

  • La televisione. Consente di raggiungere un pubblico molto vasto, ha un elevato potere evocativo ed emozionale, la comunicazione è unidirezionale, non permette di differenziare/personalizzare la comunicazione;
  • La radio. Permette di raggiungere un target mirato localizzato in particolari aree geografiche, agisce come motivo di ricordo del messaggio pubblicitario, ha un costo contenuto rispetto ad altre forme di comunicazione;
  • Il cinema. Consente di differenziare il target per località geografica, permette di realizzare spot creativi e coinvolgenti sfruttando tecnologie come il 3D, si rivolge ad un pubblico “più attento”;
  • I giornali. Raggiungono un pubblico vasto ed eterogeneo, consentono di rivolgersi ad un target specifico (riviste settoriali), offrono una grande immediatezza in termini di comunicazione, hanno un basso coinvolgimento;
  • I dépliant, i volantini, i flyer, i cartelloni. Permettono di raggiungere un target mirato, consentono di misurare con facilità l’impatto del messaggio pubblicitario e il ritorno dell’investimento, richiedono un basso costo;
  • Il web. È immediato, consente di parlare ad un pubblico mirato, ha un elevato potere di coinvolgimento, la comunicazione è bidirezionale, offre strumenti di analisi approfonditi per misurare gli effetti e i risultati della campagna pubblicitaria.

Destreggiarsi nell’affascinante quanto complesso mondo della pubblicità non è facile.

Qual è il segreto per creare campagne pubblicitarie di successo?

Molto dipende dalla capacità di catturare l’attenzione del consumatore, mantenere alto l’interesse, far crescere in lui un desiderio latente per poi spingerlo all’azione.

Oggi questo viene fatto in campo pubblicitario attraverso lo storytelling, che possiamo definire come il racconto del prodotto in senso ampio, facendo cioè riferimento a tutti quegli aspetti legati al prodotto che definiscono il suo universo valoriale.

Esistono diverse strategie nell’advertising che sfruttano lo storytelling per far leva sulle emozioni che, come sappiamo, sono una componente strategica importante nelle decisioni di acquisto.

Creatività, stile, chiarezza e semplicità dei contenuti: sono questi gli ingredienti per creare un racconto pubblicitario efficace e coinvolgente, che continui a vivere al di là del manifesto affisso in strada o dello spot trasmesso in tv.

Fonte comunicogroup.com